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PAES

Nel dicembre 2015, dopo oltre due decenni di negoziati, i governi hanno adottato il primo accordo universale per contrastare i cambiamenti climatici, in occasione della 21a conferenza delle parti (COP 21) della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) tenutasi a Parigi. L' accordo di Parigi cerca di mantenere l'aumento della temperatura media globale «ben al di sotto» di 2°C, cercando nel contempo di limitare l'aumento della temperatura a 1,5°C rispetto ai livelli preindustriali. Per conseguire tale obiettivo, le parti si propongono di stabilizzare quanto prima le emissioni di gas a effetto serra a livello mondiale e di conseguire l'obiettivo di zero emissioni nette nella seconda metà del secolo.

Per la prima volta tutte le parti devono profondere sforzi ambiziosi per ridurre le emissioni di gas a effetto serra, seguendo il principio «delle responsabilità comuni ma differenziate e delle rispettive capacità», sulla base delle rispettive situazioni e possibilità. Ogni cinque anni tutti i paesi devono rinnovare e aggiornare i propri piani d'azione in materia di clima e comunicarli in modo trasparente al fine di consentire la valutazione dei progressi collettivi («bilancio globale»).

Il concetto di adeguamento — che compare su un piano di parità rispetto a quello di attenuazione — è riconosciuto come sfida mondiale, così come l'importanza di far fronte alle «perdite e ai danni» associati agli effetti avversi del cambiamento climatico. L'accordo è entrato in vigore nel novembre 2016 dopo essere stato ratificato dal numero minimo di 55 governi che rappresentano almeno il 55 % delle emissioni globali di gas a effetto serra.

L’impegno sulla lotta ai cambiamenti climatici deve essere dunque condotta su due livelli di azioni:

  1. Mitigazione - azioni per ridurre le concentrazioni di gas serra rilasciati nell'atmosfera
  2. Adattamento - azioni per anticipare le conseguenze avverse del cambiamento climatico

Per oltre 800.000 anni, la naturale concentrazione di CO2 nell'aria ha avuto oscillazioni costanti, ma con l’avvento della rivoluzione industriale, l’innalzamento dei livelli di anidride carbonica e degli altri gas ad effetto serra nell’aria è stato rapidissimo, con conseguenze negative per il riscaldamento globale e i cambiamenti climatici; questa tendenza non sembra arrestarsi. Inoltre la crescita della popolazione mondiale prevista per l’anno 2030 farà aumentare il consumo di energia, portando la CO2 a livelli critici.

Per queste ragioni l’Unione Europea da tempo ha definito obiettivi importanti proponendosi per l’anno 2020 un aumento del 20% della produzione di energie rinnovabili, ed una riduzione del 20% dei consumi energetici e delle emissioni di gas climalteranti.

Per raggiungere tali obiettivi, enti locali, scuole, imprese, cittadini e tutte le altre istituzioni devono agire insieme. Coerentemente con questo obiettivo, fin dal 2007 la Commissione Europea ha lanciato la Campagna “Patto dei Sindaci” per coinvolgere direttamente i governi locali e i cittadini nella lotta contro il riscaldamento globale e nel 2014, ha lanciato l’iniziativa chiamata “Mayors Adapt” che vuole favorire l'adattamento delle città ai cambiamenti climatici. In sintesi vuole aiutare le città a intraprendere azioni preventive contro gli impatti dovuti a eventi meteorologici estremi, ondate di calore, esondazioni, allagamenti, siccità e problemi di salute pubblica, che si verificano nonostante gli sforzi per la riduzione delle emissioni climalteranti

Il 15 ottobre 2015, in occasione della cerimonia congiunta del Covent of Mayors e Mayors Adapt è stato lanciato ufficialmente il nuovo Patto dei Sindaci integrato per il Clima e l'Energia nato appunto dall'unione del Patto dei Sindaci e Mayor Adapt.

 

Il Comune di Ravenna ha aderito, in quest'ottica, prima al "Patto dei Sindaci" (Delibera CC. n.109113/2008) approvando nel 2012 (Delibera di GC. prot.38404 del 29 marzo 2012) un primo documento Piano d'Azione per l'energia Sostenibile (PAES) , validato dalla Commissione Europea, poi il primo Report quadriennale di monitoraggio del PAES (Delibera di GC. n. 73698/2015) ed ancora il secondo Report di Monitoraggio (con capitolo dedicato al futuro PAESC - Piano ambientale per l'energia sostenibile e il clima (Delibera di GC. prot n.206848 del 21 novembre 2017).

Il 16 aprile 2019 il Consiglio Comunale ha poi deliberato (Delibera Prot.Verb.60/2019) l'impegno del Comune di Ravenna al nuovo Patto dei Sindaci , alla sottoscrizione del Mayors Adapt impegnandosi alla predisposizione e adozione, entro due anni dall'adesione formale al patto, del Piano d'Azione per l'Energia Sostenibile e il Clima (PAESC).

L'iniziativa ha come quadro di riferimento il nuovo contesto della politica europea (vale a dire il Pacchetto 2030 sul Clima ed Energia, la Strategia di adattamento dell'UE e la strategia dell'Unione dell'energia), che prevede la possibilità per l'ulteriore sviluppo del Patto dei Sindaci e il rafforzamento dei legami tra il Patto dei Sindaci e Mayors Adapt.

Il nuovo Patto dei Sindaci per il Clima e l'Energia definisce un rinnovato impegno e una visione condivisa per il 2050 al fine di affrontare le seguenti sfide interconnesse:

  • Accelerare la decarbonizzazione dei nostri territori, contribuendo così a mantenere il riscaldamento globale medio al di sotto di 2°C;
  • Rafforzare le nostre capacità di adattarsi agli impatti degli inevitabili cambiamenti climatici, rendendo i nostri territori più resilienti;
  • Aumentare l’efficienza energetica e l’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili sui nostri territori, garantendo così l’accesso universale a servizi energetici sicuri, sostenibili e accessibili a tutti. Il patto dei Sindaci per il Clima e l'Energia propone inoltre una portata globale, aprendo la partecipazione alle autorità locali di tutto il mondo e invitando i Firmatari a condividere la loro visione, i risultati, l'esperienza e il know-how con gli enti locali e regionali all'interno dell'UE e oltre.

Gli impegni fissati dal Patto dei Sindaci prevedono:

 

  • un obiettivo di riduzione delle emissioni di CO2 di almeno il 40% entro il 2030;
  • l’integrazione delle politiche di adattamento agli impatti dei cambiamenti climatici