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Gravissime insufficienze, carenze e menomazioni della Caserma dei Vigili Urbani. Proposta di soluzione per una nuova caserma.

di Alvaro Ancisi


Sono note e sono state più volte rappresentate dai sindacati interni le gravissime insufficienze, carenze e menomazioni dell’attuale caserma del corpo di polizia municipale di Ravenna, collocata in via Rocca Brancaleone/piazza Mameli. Da un sopralluogo compiuto, ne abbiamo annotato le più vistose, a prescindere dagli spazi estremamente ristretti rispetto alla dimensione assunta dal corpo e dalla mole delle sue incombenze.

 

  • Entrando dall’ingresso pubblico di via Rocca Brancaleone, non vi è possibilità per i disabili di accedere al primo piano, ove ha sede il Comando. Essi non possono accedere neppure al reparto infortunistica né a quello dell’aliquota “Città”, causa la barriera frapposta dagli scalini: si può ovviare facendoli passare dal portone di piazza Mameli, senza però che possano raggiungere il reparto aliquota “Città”, posto al primo piano.
  • L’ufficio permessi non ha una sala d’aspetto, per cui può succedere che gli utenti siano costretti ad aspettare all’aperto, su via M. Colonna, o a mischiarsi con quelli diretti all’ufficio cassa.
  • Lo spogliatoio generale è collocato sopra l’autorimessa. La parte per gli uomini non è distinta da quella per le donne, essendoci un corridoio in comune. Non esiste una doccia. In estate, il locale non è usufruibile per l’eccesso di calore, in quanto il soffitto è costituito solo da carta catramata e l’ambiente non è climatizzato. Viene pulito saltuariamente, ma nell’estate scorsa fu necessaria una disinfestazione dalle pulci. Nell’area riservata al Comando, gli armadietti del personale sono posti nei locali delle toelette; alcuni sono situati sul pianerottolo in cima alla rampa della scala di accesso all’area, con la conseguenza che il personale (uomini e donne) è costretto a cambiarsi dove c’è passaggio continuo.
  • Nell’ingresso del reparto vigilanza di quartiere, il bar automatico è stato tolto, in quanto gli alimenti collocati nel distributore risultavano mangiati dai topi. In effetti, è stato necessario un intervento di Hera per la derattizzazione.
  • Nel cortile, si sono verificate diverse cadute di cornicioni.
  • I locali dell’archivio, a piano terra e al primo piano, sono probabilmente non agibili, come dimostra il fatto che sono rinforzati con travi di ferro. Non sono adeguatamente attrezzati, oltre ad essere insufficienti.
  • L’ex chiesa, destinata a magazzino e anch’essa ad archivio, non è strutturata allo scopo. Viene utilizzata anche come spogliatoio per la prova delle divise dei nuovi assunti. Non ha aerazione, escludendo gli spifferi d’aria dalle fessure. È infestata dalla polvere, a danno della conservazione delle pratiche e dei polmoni degli addetti. Vi soggiornavano, in alto, i piccioni, che notoriamente non trattengono le deiezioni, anche se il fenomeno è stato quanto meno ridotto con l’apposizione di reti alle finestre.
  • Le grate delle celle di sicurezza per le persone che vi vengono ristrette sulla base di ipotesi di reato sono collocate a ridosso degli uffici del reparto antinfortunistico, rivolti al pubblico: si pone il problema di una loro più idonea ubicazione, rispettando i parametri di sicurezza. Manca inoltre un locale in cui collocare le persone che successivamente verranno tradotte in cella.
  • La stanza del reparto infortunistico è zeppa di umidità che gronda dalle pareti, nonostante interventi di taglio dei muri effettuati a suo tempo. È divisa a metà tra ufficio e spogliatoio degli addetti, senza divisione.
  • Gli spazi per gli automezzi di servizio sono ristretti e largamente insufficienti, mal distribuiti e malamente utilizzabili. Sono tre, non collegati tra loro, con altrettanti ingressi per accedervi. Le operazioni per le manutenzioni e le riparazioni ne risultano pesantemente ostacolate.
  • La recinzione sul retro, in via Bezzi, è facilmente scavalcabile. Solo casualmente, è stato possibile intercettare, di notte, due extracomunitari che l’avevano oltrepassata per rubare le biciclette sotto sequestro, collocate nel cortiletto a fianco della recinzione stessa.

 

In ogni caso, la caserma non è in grado di ospitare i servizi essenziali del Corpo, tanto che alcuni reparti sono ospitati in altra sede, affittata in via Gradenigo. Ovviamente, non è possibile pensare di insediarvi una serie di altri servizi (di cui diremo più avanti), ormai necessari per una caserma di polizia di una città con le dimensioni e i problemi di Ravenna. Non sarà facile neppure potenziare il numero degli agenti, come previsto nella dotazione organica del Comune, per la mancanza di spazio.

 

I rimedi contingenti

Non è possibile intervenire con rimedi risolutivi, essendo d’ostacolo la struttura edilizia stessa dei locali e comportando ogni intervento spese ingenti senza che si possano conseguire risultati apprezzabili. Sono previsti alcuni interventi: uno, sul bilancio 2006. per 200.000 euro, allo scopo di realizzare nuovi spogliatoi nell’area cortilizia; un altro, sullo stesso bilancio, per 35.000 euro, allo scopo di ristrutturare il blocco dei servizi igienici posti al primo piano dell’ala adiacente l’autorimessa; infine, sul bilancio 2007, per 200.000 euro, un intervento destinato all’ammodernamento della centrale operativa.

 

Programmare la costruzione di una nuova caserma

È stato appena nel 1994, che il Comune di Ravenna decise, attraverso una macchinosa e poco trasparente operazione di acquisto e di permuta, di trasferire il Comando di polizia municipale dai locali di via IV Novembre in quelli dell’ex caserma dei vigili del fuoco di via Rocca Brancaleone/piazza Mameli, costosamente ristrutturata allo scopo. Fu un vistoso errore di mancata programmazione, perché non si era calcolato che di lì a poco quei locali, peraltro mal disposti e di difficile fruibilità, sarebbero stati insufficienti. Una visione meno che miope, solamente di buon senso, avrebbe dovuto orientare la scelta verso la costruzione di una nuova caserma, con possibilità di ampliamenti modulari, in un’area esterna al centro urbano, di ampie dimensioni, facilmente raggiungibile e dotata di vasti spazi per parcheggio.

Stupisce, ora, che nessuna ipotesi di costruzione di una nuova caserma figuri specificamente nemmeno nelle intenzioni dell’Amministrazione comunale. Siccome, però, è già stato adottato il Piano Strutturale Comunale (PSC) del nuovo piano regolatore, abbiamo chiesto all’ufficio della Pianificazione territoriale di rappresentare le aree della città in cui, sulla base delle destinazioni previste e della loro dimensione e ubicazione, la nuova caserma di polizia municipale potrebbe essere realizzata. La risposta individua almeno tre aree, collocate rispettivamente (si veda l’allegato) all’interno del polo direzionale di viale Randi, nell’area di Borgo Montone destinata ad attrezzature pubbliche (pubblica amministrazione, sicurezza e protezione civile, gestione dei servizi pubblici) e all’interno del polo terziario ad est del Pala de André. Non mancherebbero altre possibilità. È sufficiente sceglierne una, valutandone i requisiti e la convenienza.

Le caratteristiche della nuova caserma, per una capacità minima di 350 addetti e massima di 500, sono state descritte in una relazione, datata 15 dicembre 2003, del comandante della polizia municipale, Schioppa. “Dovrà garantire sufficienti spazi per le attività della P.M., ma anche prevedere soluzioni per la formazione e l’addestramento del personale (aule-palestra); dovrà garantire lo svolgimento delle attività di routine, non dimenticando che le situazioni di emergenza (avverse condizioni meteo, interventi di pronto intervento sulle 24 ore, ecc.), quando si presentano, devono essere affrontate immediatamente e senza ritardi dovuti a cattiva organizzazione od insufficienze logistiche (la nuova caserma dovrà prevedere autonomia per il rifornimento dei mezzi di servizio, dovrà garantire autonomia anche in caso di prolungati black out)…Riguardo ai servizi per il personale, oltre a quanto ordinariamente previsto, occorre sommariamente includere: asilo aziendale, palestra, foresteria, circolo ricreativo, aula magna, aule didattiche, alloggi di servizio, parcheggio. Riguardo ai servizi tecnici: distributore di carburante, officina piccola manutenzione dei veicoli in dotazione, lavaggio auto, deposito per sostanze infiammabili, generatore di corrente, area per il ricovero dei mezzi rimossi, recinzione adeguata”.

I costi

I costi non sarebbero un grande problema. Si può ipotizzare una gara di appalto, secondo lo schema della permuta già introdotto per la realizzazione del nuovo complesso della Circoscrizione e dei servizi sociali e sanitari di Marina di Ravenna e per il palazzo degli uffici di viale Berlinguer. Chi vincerà la gara potrà ricevere in proprietà l’immobile di via Rocca Brancaleone/piazza Mameli che si renderà libero, adeguatamente valorizzato nelle destinazioni d’uso. L’immobile, anche se gravato da alcuni vincoli, è collocato in pieno centro storico, in una posizione molto interessante, sia per le parti che potranno essere destinate ad abitazioni, sia per quelle utilizzabili per uffici, servizi, negozi, ecc. Proponiamo, dunque, che sia effettuato, al riguardo, uno studio di fattibilità, da cui ricavare gli elementi per dare il via all’operazione. Non si lascerebbero passare inutilmente altri anni e non si sprecherebbero ulteriori risorse nel tamponare le falle di una caserma che fa acqua da troppo buchi.

 

Alvaro Ancisi

(capogruppo di Lista per Ravenna)