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Giustizia per Cristiano Fini e la sua famiglia

di Alvaro Ancisi

La morte di Cristiano Fini il 10 febbraio scorso sul fiume Reno, nel punto in cui è situato il servizio pubblico del traghetto di Sant’Alberto, è stata una grande tragedia, sulle cause e concause della quale la Procura sta proficuamente indagando. Ma ad essa si accompagna il dramma della moglie Rossana, colpita insanabilmente negli affetti più cari e che oltretutto versa in condizioni di forte disagio occupazionale ed economico, essendo venuto meno il sostegno del coniuge in un momento particolare della vita familiare caratterizzato dall’acquisto dell’immobile di residenza, su cui grava un mutuo bancario.. Non è dunque di poca importanza dare risposta alla domanda fondamentale:
1. Cristiano si è trovato lì, spontaneamente e casualmente, mentre il titolare del traghetto, Orlando Rambelli, suo datore di lavoro all’occorrenza, si trovava in difficoltà sul natante, al quale stava facendo manutenzione e che si era spostato dalla riva nel fiume di alcuni metri? Di qui la decisione di intervenire, purtroppo azzardatamente, per soccorrere un amico, salendo su una canoa munita, in funzione di remo, solo di una scopa.
2. Oppure, anche se in assenza di contratto, la sua presenza e la sua attività sul posto devono inquadrarsi in un rapporto di lavoro attivato da una chiamata in servizio?
La prima ipotesi non è impossibile, ma improbabile. La strada di accesso al traghetto, via Bartolo Nigrisoli, dista 500 metri circa dal paese e non porta da nessun altra parte; gli ultimi 150 metri circa, dalla sommità dell’argine in discesa fino al traghetto, è sterrata; da dicembre a febbraio il traghetto non è attivo. Rambelli ha affermato di avere dovuto gridare inutilmente a squarciagola 30 minuti per richiamare a gran voce l’attenzione di qualcuno, dopo il rovesciamento di Cristiano dalla canoa, fino a che sono passati nei pressi, casualmente, alcuni ragazzi. Né Rambelli avrebbe potuto telefonare all’amico/collaboratore al momento dell’intervenuta emergenza, avendo dimenticato il telefonino. Significativo poi che Cristiano sia deceduto avendo indosso la tuta di lavoro.
D’altra parte, in vista della riapertura del servizio, prevista per il 1° marzo, la manutenzione del traghetto andava fatta. Lo stesso Rambelli, per giustificare la chiusura trimestrale invernale del servizio, avvenuta nel 2013-2014, alquanto non condivisa in paese, aveva dichiarato che si erano “resi necessari periodi di sospensione di 30-40 giorni (a volte anche di più) per i necessari interventi di manutenzione e per eventi atmosferici (nevicate e onde di piena) che di solito avvengono tra febbraio e marzo” (verbale del consiglio territoriale di Sant’Alberto del 17 aprile 2014). Posto che tali lavori richiedano, operativamente e/o per condizioni di sicurezza, almeno due persone, vale l’art. 3 del contratto di affidamento del servizio di traghetto all’impresa individuale Rambelli Orlando, da parte dell’Agenzia pubblica per la mobilità del bacino di Ravenna (AMBRA): “l’Affidatario dovrà necessariamente affiancare a sé altro personale idoneo alla conduzione del servizio e dall’Affidatario esclusivamente dipendente”. La risposta che, al riguardo, la Procura potrebbe essersi già data sulla base degli elementi documentali e testimoniali raccolti, non è di poco conto ai fini di una giustizia tempestiva. Il sequestro del traghetto potrebbe orientare in tal senso.
Lo stesso art. 3 del contratto dispone che “l’Affidatario dovrà comunque provvedere al servizio…con personale in regola con le norme in materia di tutela e di sicurezza del lavoro. Pertanto dovrà provvedersi all’assunzione in conformità alle norme vigenti, nonché alla relativa stipulazione delle assicurazioni infortunistiche, previdenziali e mutualistiche”. Al riguardo, vale la pena ricordare che al coniuge dei lavoratori deceduti a causa di infortunio spetta, non soggetta ad IRPEF, una rendita (fino a morte o nuovo matrimonio) pari al 50% della retribuzione massima convenzionale del settore in cui operava il lavoratore deceduto. L’art. 2087 del Codice civile afferma che: “L’imprenditore è tenuto ad adottare nell'esercizio dell'impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l'esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l'integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro” ; e l’art. 437 del Codice penale che: “Chiunque omette di collocare impianti, apparecchiature o segnali destinati a prevenire disastri o infortuni sul lavoro, ovvero li rimuove o li danneggia, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni. Se dal fatto deriva un disastro o un infortunio, la pena è della reclusione da tre a dieci anni”. Per la cronaca: il 30 settembre 2002, all’attività di “trasporto fluviale di persone e merci” l’impresa Rambelli ha aggiunto tra l’altro il noleggio di canoe, che si presume debbano essere munite di remi.
Sul servizio di traghetto Lista per Ravenna ha già espresso riserve notevoli nel luglio scorso (da ultimo: http://www.comune.ra.it/Comune/Consiglio-Comunale/Gruppi-Consiliari/Comunicazione-dei-Gruppi/Gruppo-Consiliare-Lista-per-Ravenna/Comunicati/Replica-al-Presidente-del-Consiglio-Territoriale-di-Sant-Alberto-sul-traghetto).
Alla luce della documentazione raccolta in ordine al contratto di servizio e alla sua gestione da parte delle autorità pubbliche interessate, ci riserviamo una successiva interrogazione, tanto più necessaria quanto più, dopo il sequestro del mezzo, il servizio dovrà restare sospeso, se non anche successivamente. Nel frattempo, tuttavia, per quanto sopra esposto, dato che Provincia e Comune di Ravenna contribuiscono alla gestione del servizio, metà ciascuno, per 46.000 euro annui versati al gestore, appare urgente che i pagamenti non ancora avvenuti siano essi stessi sospesi. In tal senso si interroga il sindaco.

 

5.4.15 sif Alvaro Ancisi, capogruppo di Lista per Ravenna