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Il Palazzo Comunale

Piazza del Popolo

Il Palazzo Comunale, quale ora si vede, ha dietro a sé una lunga storia di restauri e di rifacimenti dettati per lo più dalle necessità degli uffici e dei relativi servizi. Dal 1288, allorché era sistemato nel Palazzetto Veneziano (lato della Prefettura) alla fine del 1800, esso subì quindi varie modifiche e l'attuale sistemazione non è certo più adatta ai molteplici compiti che un moderno palazzo degli uffici comunali deve svolgere.
Attualmente la Residenza comunale è costituita da due corpi collegati dal Voltone a cavalcavia costruito poco prima dei 1534. Esso unisce il Palazzetto Veneziano al Palazzo Merlato, così detto dalla merlatura ghibellina, aggiunta nel 1857.
In questi ultimi due anni sono stati effettuati restauri che hanno riportato le sale e gli affreschi nella loro veste migliore.
Oggi il Palazzo Comunale apre le porte ai visitatori e offre una occasione in più per conoscere la storia della città e del suo governo. E un'opportunità per ammirare le opere d'arte della Pinacoteca comunale e altre ancora, esposte nelle sale.



 

SALA PRECONSILIARE O ANTISALA

Alle pareti della sala, procedendo in senso antiorario, si possono osservare busti di personaggi che si resero benemeriti verso la nostra città.
Percorrendo la sala in senso antiorario si possono osservare:

  • Busto del Cardinale Legato Luigi Valenti Gonzaga (luglio 1778-aprile 1783).
  • Lapide di marmo, sostenuta da mensole a testa di leone, che ricorda i lavori eseguiti per la difesa di Ravenna dalle acque durante i quali fu costruita Via Ravegnana, la Tomba di Dante, le Scuole Pubbliche, un nuovo mulino e l'allargamento della Darsena.
  • Alcune matrici in ferro di misure lineari e la "vera matrice delle pubbliche misure" scolpita nel 1642 da Giacomo Bellabarba su una grossa lastra di sasso d'Istria.
  • Iscrizione, dettata da Filippo Mordani, e gli stemmi dipinti a colori di Pavia e Ravenna, a ricordo della restituzione avvenuta nel 1877 della ultima valva di bronzo ai pavesi. Le valve, in origine 10 e poste sotto il portico del Palazzetto Veneziano erano state conquistate e portate a Ravenna da Cesare Grossi da Pietro Maria Aldrovandini e da Alessandro Ostoli nel 1528, anzi riportate a Ravenna da dove sembra provenissero. Le rimanenti altre 9 valve erano state usate nel frattempo per coniare monete, fondere campane e, forse, per la cancellata della Cappella della Madonna del Sudore in Duomo.
  • Busto del Canonico ed Abate Lateranense Marco Castelli per il completamente della facciata della basilica di Santa Maria in Porto e per la costituzione - col lascito dei suoi beni dell'omonima Opera Pia che aveva come scopo l'elargizione annuale di 16 "doti" ad altrettante ragazze povere di Ravenna e di 6 "patrimoni sacri" per giovani che intendessero dedicarsi al sacerdozio.
  • Busto del Cardinale Legato Ulisse Giuseppe Gozzadini (dicembre 1713 - aprile 1717) e iscrizione per la costruzione della Pescheria e per l'incremento dello studio delle lettere.
  • Busto del Cardinale Legato Fulvio Astalli (marzo 1697 giugno 1701) e iscrizione per il completamento del Collegio dei Nobili e per numerosi benefici resi alla Provincia di Ravenna.
  • Busto del Cardinale Legato Francesco Barberini (gennaio 1694 marzo 1697) e iscrizione per l'istituzione del Collegio dei Nobili, per i restauri del Palazzo Apostolico e delle retrostanti carceri e per l'ampliamento e la selciatura di via Cerchio.
  • Iscrizione (sopra la seconda porta) in onore del Cardinale Legato Alderano Cibo (luglio 1648 - ottobre 1651) per le opere apprestate contro le alluvioni, per la ricostruzione della volta crollata di Porta Serrata e per la costruzione del Ponte di Porta Sisi commissionato a Luca Danesi.
  • Busto del Cardinale Legato Marcello Durazzo (giugno 1701 dicembre 1706) e iscrizione per le difese approntate contro le inondazioni e per la regolazione del canale Panfilio.
  • Busto del Marchese Emanuele Luserna di Rorà (20 luglio 1858 - 9 marzo 1860) ed epigrafe dettata da Filippo Mordani a ricordo della sua nomina a primo intendente generale per il governo delle Romagne, ossia primo Prefetto dell'Italia Unita
  • Busto del Cardinale Legato Comelio Bentivoglio d'Aragona (maggio 1720 - gennaio 1727) e iscrizione per aver costruito il Teatro Comunitativo (o Teatro Vecchio), istituita la fiera di Maggio e provveduto alla regolazione dei fiumi.
  • Busto del Cardinale Legato Giulio Alberoni (gennaio 1735 - settembre 1739) e iscrizione a ricordo dei lavori eseguiti per la diversione dei fiumi Ronco e Montone, per la costruzione della Chiusa sul Montone e del Ponte Nuovo sui Fiumi Uniti, per l'apertura dei Canale Corsini o Candiano e della strada e porta (che assumeranno il suo nome) di accesso al Canale, per la apertura della zecca;
  • Iscrizione di ringraziamento a Leone XII per non aver accettato la rinuncia alla sede ravennate dell'Arcivescovo Antonio Codronchi.

La volta dell'antisala era decorata al centro con un grande stemma a colori di Ravenna dipinto nel 1845 dai pittori ravennati Gaetano ed Angelo Ferrari ed eliminato nel 1880 da una ritinteggiatura di tutto il locale. Il pavimento di tipo veneziano risale a circa il 1928. Sulla parete sud si apre la porta di comunicazione con la sala del Consiglio, incorniciata da due lesene con capitelli in stucco a rilievo e a colori, uno stemma di Ravenna; il tutto fu eseguito nel 1764 dal ravennate Giulio Garavini.

SALA DEL CONSIGLIO

La Sala del Consiglio conserva la volta dipinta nel 1882 dal ravennate Gaetano Savini: al centro lo stemma di Ravenna e, ai quattro angoli gli stemmi delle città di Torino, Firenze, Roma e Napoli; il tutto contornato da una decorazione prospettica a chiaro scuro. I quattro pannelli posti nelle mezzerie dei quattro lati e rappresentanti le figure allegoriche della Scienza, dell'Industria, dell'Agricoltura e del Commercio furono dipinti su tela dal professar Alessandro Guardassoni di Bologna. Nel 1921 le decorazioni della volta vennero ritoccate dal ravennate Enrico Piazza, allievo del Savini. La Sala non si presentava originariamente così: oltre ai già ricordati lavori dei pittori Luca e Girolamo Longhi e dello scultore Giacomo Eredi nel 1557, si ha notizia che nel 1601 venne incaricato il pittore ravennate Vincenzo Cotignoli. Nel 1764 la volta della sala fu dipinta da Raimondo Compagnini Bolognese di cui però se ne ignorano i contenuti. Nel 1816 l'allora amministrazione comunale diede avvio a quegli affreschi rimasti a noi fino ad oggi, di recentissimo restauro.
Alle pareti sono collocati sei busti che furono inaugurati il 4 giugno 1899, ad eccezione di quello di Giuseppe Mazzini che fu inaugurato il 9 settembre 1911. Procedendo in senso antiorario troviamo:

  • Giuseppe Garibaldi di Luigi Maioli (copia di quello collocato nella sala della Presidenza del Consiglio dei Ministri a Roma);
  • Giuseppe Mazzini;
  • Luigi Carlo Farini;
  • Gioacchino Rasponi,
  • Alfredo Baccarini,
  • Vittorio Emanuele 11.

Del bassorilievo marmoreo posto frontalmente che raffigura Ravenna, non si hanno notizie storiche.

LA SCALA

La scala di accesso al Comune cosiddetto "scalone" risale al 1411. Nel 1837 il Gonfaloniere Carlo Arrigoni, allievo di Camillo Morigia, provvide a sostituire i vecchi e logori scalini con altri in sassi d'Istria lasciando sul posto, alla base della scala stessa, la semicolonna sormontata da una grossa pigna di rosso di Verona, che ancora si vede. Il cancello in ferro battuto è opera di Umberto Bellotto, autore anche della cancellata che circonda la Tomba di Dante, ed è stato installato nel 1921.

LE OPERE D'ARTE

Fanno parte di un cospicuo numero di opere di proprietà della Pinacoteca Comunale, quelle depositate presso le sale ed i principali uffici del palazzo Comunale.

Sala Giunta
Lungo le pareti della sala sono esposte nove acqueforti a colori di Vittorio Guaccimanni (Ravenna, 1859-1938):

  • Pastorara
  • Pinetina-tramonto
  • Casa di Francesca
  • Pineta ai trattaroli
  • Pineta e fosso
  • Pineta Chiavica
  • Madonna del Torrione
  • Barca di notte
  • Pescatori
  • Madonna del Torrione
  • Pineta e fosso

Ufficio del Sindaco: figurano due opere della Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma:

  • Alghe marine di Luigi Steffani
  • La Mama di Giuseppe Desantis, ed inoltre
  • Ansie materne di Arturo Moradei (Firenze, 1840-Ravenna 1901)
  • Al pineto di Domenico Miserocchi, (Ravenna, 1862-1917)

Segreteria del Sindaco: si possono ammirare due opere di proprietà della Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma:

  • Campagna romana di Dante Ricci
  • Cardo selvatico di Alberto Bizzotto
  • l'incisione Mausoleo di Teodorico di Tono Zancanaro

Lungo il corridoio sono in mostra alcune copie di mosaici bizantini eseguite dalle scuole ravennati ed il busto di Benigno Zaccagnini dello scultore ravennate Mauro Bartolotti; verso l'uscita figurano alcune incisioni di Tono Zancanaro (Padova 1906-1985):

  • Basilica di S. Vitale
  • Il cosiddetto Palazzo di Teodorico
  • Santa Maria in Porto