Casa Ghigi e Casa Succi

Casa Ghigi, come la adiacente Casa Succi, è quasi sicuramente di epoca veneziana. Un tempo adibita ad abitazione privata, fra i suoi abitanti si ricorda Cristoforo Morigi, che rimase tristemente coinvolto nel famoso eccidio della Casa Diedo che sorge quasi di fronte. Svegliato dai rumori della strage di quella notte del 29 gennaio 1576, il Morigi si affacciò ad una delle finestre del piano terra per rendersi conto di cosa stesse accadendo ma un colpo di archibugio lo uccise. Il figlio Giulio (1538-1610), ricordato dal Ginanni fra gli scrittori ravennati, fu cancelliere della Accademia dei Selvaggi e a ricordo del padre compose un sonetto.
La casa, che nel Settecento passò ai marchesi Spada di Faenza, fu sede della famosa “Locanda della Spada d’oro”, ma il nome non è da attribuire ai nuovi proprietari perché in città esisteva una locanda con questo nome già dal 1517. La locanda fu attiva dal 1745 al 1852 e fra gli ospiti illustri si ricordano Chateaubriand, il Lamennais ma soprattutto il futuro re di Sassonia (il principe Giovanni) al quale dobbiamo una traduzione in tedesco della Divina Commedia.
Gli alberghi all’epoca non erano contrassegnati dalle “stelle” ma stando ad alcune testimonianze si evince che sulla insegna della “Spada d’oro” ne dovessero brillare pochissime. In un “Itinerario italiano” pubblicato a Milano nel 1822 l’albergo, infatti, non viene eccessivamente lodato e la famosa scrittrice Colette, in una lettera, scrive che trascorse la notte dando la caccia ad “insetti immondi”.
Quando la locanda fu trasferita (l’ultima sede era nella attuale via Diaz, di fronte alla via Antica Zecca), la casa fu acquistata dai Ghigi, la famiglia che all’inizio del Novecento aveva il noto “Banco Ghigi Pellegrino e Figlio” del quale si servì Byron per ricevere dall’Inghilterra i diritti d’autore e per pagare la retta della figlia Allegra che aveva affidato a un collegio di suore di Bagnacavallo.
I Ghigi acquistarono in seguito anche la adiacente casa Succi, nella quale abitarono il canonico Paolo (1859-1937) e Cherubino (1861-1935). Il canonico Paolo fece eseguire importanti lavori di restauro e collocò nel pilastrino di destra una immagine della Madonna del Sudore. Fu il canonico a vendere la casa al Consorzio Agrario dal quale poi il Comune la acquistò per farne sede della Esattoria. L’ampia sala sulla quale si affacciano i vari “sportelli” era il cortile di Casa Ghigi. Cherubino, invece, fu presidente della Cassa di Risparmio dal 1926 al 1935 e fondò coi Callegari la famosa industria cittadina “Callegari & Ghigi”.
Franco Gàbici