“Scheda anagrafica” di Dante Alighieri

Nell’Ottocento un non ben definito impiegato comunale, probabilmente senza sapere di essere un antesignano, ha inventato una “anagrafe virtuale” inserendo nello schedario il nome di un cittadino che non apparteneva più alla comunità dei vivi da oltre sei secoli. L’anonimo, infatti, ha inserito niente meno che la scheda anagrafica di Dante Alighieri, figlio di Aldighiero e di Donna Bella”, corredandola di accurate informazioni biografiche.
E così veniamo a sapere, qualora ce lo fossimo scordati, che il “sommo poeta” nasce a Firenze il 27 maggio 1265 (nessuno, però, ha mai saputo con esattezza il giorno del genetliaco di Dante,avendo il Poeta indicato la prima decade del segno zodiacale dei Gemelli) e muore a Ravenna il 14 settembre 1321 (anche in questo caso non esiste un documento che lo attesti con esattezza, ma intanto in attesa che lo si scopra, la “campana di Dante” suona tutte le sere quattordici rintocchi).
Accanto al nome del genitore Aldighiero, l’anonimo ha inserito una nota che riepiloga i rami contigui dell’albero genealogico fino al famoso Cacciaguida (“figlio di Bellincione, figlio di Alighiero, figlio di Cacciaguida”).
La annotazione più curiosa della scheda, però, si trova nella casella dello “stato civile”, che indica Dante coniugato con “Donati Gemma” e nella riga sotto, violando la Legge della privacy (evidentemente non ancora in vigore al tempo del Poeta), si Legge “convivente in spirito con Portinari Beatrice”.
Nella casella della immigrazione si legge invece che Dante proviene da Firenze il 15 ottobre 1311.
La scheda non tralascia ovviamente la “condizione”, che viene indicata con due termini: “poeta” e “farmacista”. In margine al termine “poeta” si legge infine una annotazione che lo lega al bolognese Guido Guinizzelli, definito “padre della poetica italiana”.
A questo punto ci si deve porre una serie di questioni:quando è stata redatta la scheda e se la scheda vuole essere seria o una boutade.
Nel primo caso si potrebbe avanzare l’ipotesi che la scheda sia stata redatta sotto l’effetto di un particolarmente intenso bombardamento di notizie dantesche e ciò potrebbe essere avvenuto nel 1865 o nel 1921 o anche in occasione del ritrovamento delle ossa.
Nel secondo caso si potrebbe propendere per la boutade e ciò è suffragato dal fatto che nella casella della “istruzione” le voci “leggere” e “scrivere” sono segnate con un “no”, ancorché cancellato.
Franco Gàbici