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Cenni storici

La Pineta Ramazzotti è una delle sette sezioni della pineta demaniale di Ravenna che risale al 1881 quando cominciarono i lavori di rimboschimento con Pino marittimo.
La porzione di pineta nei pressi dell’ingresso posto a Lido di Dante è stretta fra campeggi e stabilimenti balneari, ma gran parte della riserva è longitudinalmente suddivisa fra fascia subdunale fitta di Pino marittimo e Pino nero con scarso sottobosco, e zona più strutturata e varia all’interno
La Pineta Ramazzotti è stata creata lungo la fascia costiera compresa tra i due fiumi con lo scopo di proteggere le colture interne dai venti marini.
Questa pineta artificiale è stata sovrapposta alla vegetazione arbustiva tipica della zona caratterizzata da dune consolidate (AA.VV, 2009).
Questo sito costituisce uno degli ambienti più naturali e di maggiore valor naturalistico della provincia e dell’intero litorale adriatico. La foce naturale meandriforme del torrente Bevano si immette nel mare Adriatico tra dune costiere e barre sabbiose, oltrepassando un ambiente vario formato dai meandri abbandonati sottoposti all’azione delle maree, da praterie umide

La seguente esposizione sulla storia delle pinete demaniali di Ravenna e tratta dalla Pubblicazione:
LE PINETE DEMANIALI LITORANEE DELL’ALTO ADRIATICO
Progetto LIFE – Natura 2004 “Tutela di siti Natura 2000 gestiti dal Corpo Forestale dello Stato”
LIFE04NAT/IT/000190 Reperibile e consultabile al sito: www3.corpoforestale.it

La storia e l’evoluzione delle pinete demaniali litoranee nelle province di Ravenna e Ferrara
Gianpiero Andreatta
Le pinete demaniali del litorale emiliano-romagnalo sono formazioni forestali di origine relativamente recente (poco più di un secolo) e la loro storia è strettamente legata all’Amministrazione Forestale dello Stato che ne ha realizzato l’impianto, ne ha seguito lo sviluppo e ne ha curato da sempre la gestione.
Dagli scopi protettivi ed economico-sociali – finalità con cui furono impiantate le pinete – si è assistito ad una progressiva evoluzione delle funzioni di questi particolari e delicati popolamenti forestali sino ad arrivare ai giorni nostri in cui, a seguito della sempre crescente cultura dell’ambiente che pervade la collettività, emerge la priorità del ruolo di ecosistemi forestali posti quali scrigni per la conservazione della biodiversità.
Il progetto LIFE Natura 2004 “Tutela di siti Natura 2000 gestiti dal Corpo forestale dello Stato” si è posto, per le pinete demaniali delle province di Ravenna e di Ferrara, quale fondamentale strumento conoscitivo ed operativo che ha consentito di incrementare le informazioni scientifiche sulla componente forestale e faunistica e di fornire utili indicazioni sugli interventi selvicolturali da attuare per ottimizzare la stabilità della componente forestale ed il ruolo “corridoio ecologico” a beneficio della fauna.

La pineta demaniale di Ravenna
La pineta demaniale di Ravenna è costituita da una fascia costiera, della superficie complessiva di circa 700 ettari, che si estende per quasi tutto il litorale ravennate con una lunghezza prossima ai 30 chilometri ed è suddivisa, secondo l’aggregazione di porzioni di bosco, in sette sezioni (da Nord
verso Sud, sezioni Casalborsetti, Staggioni, Piomboni, Raspona, Ramazzotti, Savio, Pinarella). Iniziando da Nord, in prossimità della foce del fiume Reno – poco lontano dal confine con la provincia di Ferrara – la predetta fascia si sviluppa seguendo la linea di battigia, saltuariamente interrotta da centri abitati, dalle foci di alcuni fiumi (Lamone, Fiumi Uniti, Bevano) e dal porto di Ravenna sino al territorio della frazione Pinarella del comune di Cervia (RA).
Tale fascia è di modesta larghezza; infatti varia tra un minimo di 50 metri ad una profondità massima di 600- 700 metri e si mantiene sempre a poche decine di metri – a volte anche meno – dalla linea di battigia. Nella fascia retrostante la pineta sono presenti, diffuse ed estese, aree coltivate o centri abitati.

Cenni storici
L’origine della pineta demaniale di Ravenna risale alla seconda metà delXIX secolo; il nucleo più antico risale infatti all’anno 1882, quando fu rimboschita una superficie di circa 37 ettari, su un territorio di terreni demaniali di 117 ettari circa denominati “Lo staggione”, in comune di Ravenna, terreni affidati per trent’anni, a scopo di rimboschimento, alla Amministrazione Forestale dello Stato. La pineta demaniale iniziò però ad acquisire cospicue porzioni di terreno a partire dall’inizio del 1900. Nel 1904 vennero rivendicati allo Stato circa 200 ettari di relitti marini nella zona del Lamone (ora denominata Canale destra Reno) – dei quali fu subito iniziato il rimboschimento – in forza di una transizione tra Demanio pubblico ed eredi Pergami Belluzzi, famiglia che, a partire dal
1823, aveva avuto i terreni concessi in enfiteusi dallo Stato Pontificio. Nel 1905 furono acquistati dallo Stato altri 282 ettari circa, così suddivisi: 37 ettari nella zona a nord della foce del Lamone, 237 ettari tra il “Tenimento del Lamone” ed il “Tenimento del Savio” ed 8 ettari tra quest’ultimo ed il confine con la provincia di Forlì. Sempre nello stesso anno, un importante momento per l’acquisizione di ulteriori superfici da parte della pineta demaniale è rappresentato dalla cosiddetta “legge Rava” (legge 16 luglio 1905, n.411) dal nome del Ministro ravennate che tenacemente la propugnò, con la quale vennero dichiarati inalienabili i terreni della transazione Pergami Belluzzi e gli altri terreni formatisi su relitti marini, da destinarsi tutti a scopo di rimboschimento: così, nell’autunno del 1905, ebbe inizio la messa a dimora di giovani piantine su di una superficie di circa 202 ettari.
Negli anni seguenti, per il naturale arretramento della linea di battigia, andarono ad aggiungersi ai territori della pineta altri 94 ettari circa. Nel 1923, sempre per interessamento del Senatore Rava, vennero assunti in consegna 174 ettari circa di arenili situati tra Porto Corsini ed il “Tenimento del Savio”. Nel 1924 vennero passati in consegna all’Amministrazione Forestale dello Stato altri 537 ettari circa di arenili situati tra il Lamone (Casalborsetti) ed il Po di Primaro.
Nel 1928 altri 184 ettari passarono a far parte della pineta demaniale. Il penultimo atto della acquisizione di terreni da parte della pineta demaniale è avvenuto nel 1937, quando vennero acquistati dalla Marchesa Carolina Pergami Belluzzi Marsigli, che ne era proprietaria, 284 ettari circa di terreno, i quali si erano venuti a creare tra il 1904 ed il 1937 per un fronte a mare di circa 6 chilometri.
Nello stesso anno, con i 26 ettari assegnati al demanio forestale dello Stato in comune di Cervia, venne a realizzarsi la continuità dei terreni demaniali lungo la fascia litoranea ravennate, per una superficie totale di circa 1.300 ettari (Sandri, 1956; MAF – A.S.F.D., 1959).
All’inizio degli anni ’60, molti terreni vennero ceduti in permuta a società e privati (ciò anche sotto la spinta dell’edificazione nelle zone litoranee), cosicché la superficie si ridusse a poco più di 1050 ettari, di cui 850 boscati (Jedlowski, 1964). Con il passaggio alle regioni di gran parte del demanio forestale dello Stato, avvenuto in applicazione del D.P.R. 616/77, non si è avuta una significativa variazione della superficie amministrata, in quanto sono state trasferite alla regione Emilia-Romagna solo piccole porzioni di terreno.
L’intera zona boscata, unitamente a poche zone umide e terreni dunosi inclusi, è stata posta sotto tutela nell’anno 1977 con l’istituzione della Riserva Naturale “Pineta di Ravenna” (Decreto Ministeriale del 13 luglio 1977) ed è attualmente gestita dal Corpo Forestale dello Stato – Ufficio Territoriale per la Biodiversità con sede in Punta Marina Terme, Ravenna.

Problematiche ecologico-selvicolturali e biodiversità
Da quanto emerso da studi condotti nel corso degli anni (Andreatta, 2003) emerge come nelle varie sezioni della Riserva Naturale “Pineta di Ravenna” vi siano delle situazioni alquanto diversificate, con un notevole differente grado di stabilità biologica e meccanica (fa eccezione la sezione Pinarella in comune di Cervia –RA la quale per ubicazione e funzione prevalente èassimilabile ad un parco urbano più che ad un vero e proprio ambiente forestale). Se in diverse sezioni (Ramazzotti, Savio, Stagioni) si è raggiunto un sufficiente grado di evoluzione e di biodiversità, nelle altre
(Casalborsetti, Piomboni, Raspona) sono numerose le aree in cui il popolamento forestale si presenta poco evoluto, coetaneo, monospecifico e con una presenza del tutto sporadica di altre essenze forestali al di fuori del pino marittimo